Fondamenti di trading – Volatilità

Last Updated on 4 Novembre 2022 by automiamo.com

Le mie linee guida di riferimento, basate sulla volatilità, quando voglio speculare nei mercati finanziari con un’ottica di breve periodo, da 1 giorno a massimo 1 mese

  • Con basse volatilità implicite (ovvero quelle proiettate nel futuro come il VIX per l’S&P500, il VXN per il NASDAQ), si tendono a chiudere gli short, non ad incrementarli. Con volatilità implicite in calo si ragiona posizionandosi in ottica long.
  • Le volatilità tengono conto delle oscillazioni di prezzo e della durata. Per questo motivo le volatilità sono solitamente più alte nei mercati ribassisti perché il prezzo tende a scendere più velocemente. Nei mercati rialzisti il prezzo tende invece a salire più lentamente.
  • Le soglie psicologiche per VIX e VXN sono rispettivamente 20 e 25. Quindi una volatilità del Nasdaq maggiore di 25, e dell’S&P500 maggiore di 20, è tendenzialmente ritenuta alta. Volatilità basse si possono considerare invece se sotto le soglie suddette.
  • VIX compreso tra 20 e 25 è il caso peggiore. In questo range i mercati sono più nervosi del solito. Da evitare il trading se possibile. Valori sopra 30 e 40 sono invece più facili da gestire in quanto si sente di più la “gravità” della volatilità implicita.
  • Un rapporto molto importante da monitorare è il rapporto tra la volatilità del VIX e il VIX (VVIX/VIX).

Quanto più questo rapporto scende bruscamente tanto più i mercati sono nervosi.

  • Quando aumenta la volatilità diminuisce il tempo. I potenziali livelli di profitto – superiore se long, inferiore se short – si restringono e diminuisce il risk/reward
  • Uno degli indicatori di volatilità storica più usati è l’ATR (Avarage True Range) calcolato come media dei TR (True Range) su base giornaliera se usiamo grafici a 1 giorno.
Il True Range è la massima escursione su base giornaliera che tiene conto del valore più alto (H), più basso (L) della giornata corrente, e della chiusura del giorno precedente (Cp).

In alternativa all’ ATR, in particolare nei mercati azionari, è possibile calcolare la volatilità storica sulla base dei rendimenti giornalieri

Abs(C – Cp)/Cp

C è la chiusura del giorno corrente e Cp la chiusura del giorno precedente. Quindi si procede a fare una media. Nei mercati azionari risulta utile confrontare due diverse volatilità, ad esempio a 200 (o 100) periodi e una più veloce 20 periodi, per valutare se siamo in presenza di bottom di mercato.

Un esempio su S&P500 di come è possibile valutare eventuali minimi assoluti (“pavimenti” di mercato) confrontando due diverse volatilità storiche.


Giancarlo Pagliaroli

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